Basta pensare al cambiamento di valore della parola amico tra ieri e oggi in internet per capire come i rapporti siano diventati facili e superficiali. I nuovi rapporti vivono di monologo e non di dialogo, si creano e si cancellano con un clic del mouse, accolti come un momento di libertà rispetto a tutte le occasioni che offre la vita e il mondo. In realtà, tanta mancanza d’impegno e la selezione delle persone come merci in un negozio è solo la ricetta per l’infelicità reciproca. Una relazione, specie se d’amore, può andare di pari passo con la felicità, ma mai con la convenienza, che ne fa qualcosa di superficiale e frustrante, rispetto alla cosa vera che poi ognuno continua invece a desiderare.


Zygmunt Bauman, discorso, Festival della Filosofia, Modena, 2012

 

Che cosa vuol dire assertività?

Manuel J. Smith, psicologo, scrive nel 1975 il suo libro leggendario dal titolo: “When I Say No, I Feel Guilty”, (“Quando dico no, mi sento in colpa”).

Il focus dell’opera è una teoria dei diritti della persona per il proprio benessere, espressa in dieci punti che possiamo denominare i 10 DIRITTI ASSERTIVI.

Con assertività (dal latino “asserere” che significa “asserire”) si indica lo stile comunicativo maggiormente efficace nella relazione, consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e idee, senza tuttavia offendere o aggredire l’interlocutore.

Alla base del comportamento assertivo troviamo l’ascolto attivo e la volontà di “stare in relazione” con l’altra persona, seppur abbia un’idea differente dalla nostra.

La comunicazione assertiva è basata sul rispetto reciproco ed è uno stile comunicativo efficace e diplomatico, la persona assertiva rispetta sé stessa perché sostiene le proprie idee e interessi non prevaricando però il proprio interlocutore.

 

I dieci diritti assertivi di Smith

  1. Io ho il diritto di giudicare il mio comportamento, i miei pensieri e le mie emozioni, le mie azioni e di assumermi la responsabilità accettando le conseguenze
  2. Ho il diritto di non giustificare sempre il mio comportamento con ragioni o scuse
  3. Ho il diritto di decidere se occuparmi dei problemi degli altri e se essere responsabili delle altre persone
  4. Sono libera di cambiare opinione
  5. Ho il diritto di sbagliare assumendomi la responsabilità di questo
  6. Ho il diritto di dire “non so”
  7. Ho il diritto di non farmi coinvolgere dalla benevolenza che gli altri mostrano quando mi chiedono qualcosa
  8. Ho il diritto di prendere decisioni illogiche
  9. Ho il diritto di dire “non capisco”
  10. Ho il diritto di scegliere ciò che mi interessa e cosa non è importante per me

 

Analizziamo i dieci diritti di Smith

  1. Il primo diritto è quello principale, da questo discendono tutti gli altri: solo tu puoi giudicare la tua persona, ciò che fai e ciò che sei;
  2. Il secondo diritto pone l’attenzione sull’educazione che hai ricevuto sin da piccola, che ti impone di giustificare sempre il tuo comportamento, la tua risposta, la tua reazione. Non sempre sei tenuta a dover giustificare il tuo modo di agire dando spiegazioni alle altre persone in modo che ti possano poi dire se il modo in cui abbiamo agito è giusto o sbagliato;
  3. Il terzo diritto ti pone davanti al fatto che solo tu sei responsabile delle tue azioni, del tuo benessere e della situazione in cui ti trovi. Se non ti piace dove sei puoi  spostarti. Se le persone scelgono di non attivare un cambiamento rispetto alla situazione che vivono, probabilmente non sento forte la necessità di cambiare o non hanno gli strumenti per poterlo fare, sei tu a decidere se occuparci dei loro problemi oppure no;
  4. Hai diritto di cambiare idea tutte le volte che lo vuoi, di cambiare opinione e modo di pensare. Ricordati che non è mai sbagliato cambiare idea se la tua scelta ha basi solide ed è un cambiamento fondato;
  5. Hai il diritto di sbagliare, nessuno è esente dall’errore, devi però imparare che il sentirti in colpa per l’errore commesso è funzionale come presa di coscienza per non reiterare più il comportamento ma diventa disfunzionale quando questo meccanismo è messo in atto da altre persone per ricattarti;
  6. Hai il diritto di dire che non sai qualcosa, in merito ad esempio ad un certo contenuto. Non devi avere risposte per ogni domanda, non sei un’enciclopedia. Se non conosci la risposta puoi chiedere al tuo interlocutore di darti del tempo per poterti informare. Se non sai dei contenuti non sei superficiali o irresponsabile;
  7. Le tue azioni devono in primis rispecchiare te stesso, non devi agire per piacere alle altre persone;
  8. Non sempre devi seguire la logica per prendere decisioni, sei anche emozioni, dunque il giusto connubio tra le parti ti permetterà di arrivare a prendere la decisione nei migliori dei modi;
  9. Hai il diritto di dire “non ho capito” alle persone che utilizzano messaggi nella comunicazione subdoli e non chiari. Non lasciarti manipolare nella relazione;
  10. Hai il diritto di dire “non mi interessa” sia riguardo ad alcune situazioni sia riguardo ad alcune relazioni, ad esempio a quelle che ritieni tossiche.

 

Perché sono stati scritti i dieci diritti?

I dieci diritti assertivi sono stati scritti con l’intenzione di rendere consapevoli le persone delle sottili dinamiche comunicative che intercorrono in una relazione sul piano comunicativo ed emozionale, con il fine di ricordare che è importante sapersi esprimere in maniera chiara e precisa, senza voli pindarici, è importante imparare a gestire la propria aggressività  e quella delle altre persone ricordandoci sempre di non prevaricare gli altri.

 

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