“Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba – Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.” -L.S.-

Anno 1987, precisamente ho aperto gli occhi per la prima volta il 20 marzo 1987.

Ho frequentato tutte le scuole, di ogni ordine e grado: il nido, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria, la scuola secondaria di primo e secondo grado, il liceo, l’università triennale e quella magistrale, direi che non mi sono fatta mancare proprio nulla. (Ah, dimenticavo tra poco meno di un mese inizierò un corso di Psicologia Positiva Applicata e Coaching del Potenziale presso lo IEPP di Milano.)

Perché tutto ciò?

Perché sono curiosa, lo sono sempre stata, fin da bambina quando il mio passatempo preferito era salutare le persone dal balcone di casa, sperando che si fermassero a raccontarmi un pezzetto della loro vita, per poi rientrare di corsa in cucina da mamma e papà per dire loro che cosa mi aveva detto la signora con le buste della spesa o il signore con il cappello e il cane.
L’importante per me era sapere, conoscere, ascoltare.

Al liceo ho frequentato il corso di architettura, mi ero iscritta al Liceo Artistico ma la bravura in quel settore “non era di casa”, ero al contrario proprio negata nell’utilizzare squadre, squadrette e chi più ne ha più ne metta. Durante quei 5 anni però un professore mi aveva colpito in modo particolare, un professore di italiano, con lui si poteva parlare di attualità, ci si poteva confrontare su tutti gli avvenimenti del sociale, non era barboso, non era uno di quelli che l’unica cosa che faceva in classe era aprire il libro e iniziare a dire cosa sottolineare di giallo o di arancione, lui sognava.
Quel professore ancora oggi lo porto nel cuore, ed è stato anche grazie a lui se poi all’università ho deciso di iscrivermi a Sc.dell’educazione e poi a pedagogia.
Sbaglia chi sostiene che la pedagogia appartenga solo al mondo dell’infanzia, la pedagogia aiuta a “tirare fuori le competenze delle persone da 0 a 100 anni.”

Ho lavorato in servizi educativi per la prima infanzia, in comunità, ho partecipato a progetti sull’educazione non formale con l’Unione Europea e lavorato all’estero, ho sicuramente fatto molto ma molto c’è ancora da fare.

Ho coordinato poi due equipe educative e proprio in quegli anni (vi parlo del 2014) ho capito sempre più chi fosse il coordinatore e che competenze doveva avere,…mi si era accesa una lampadina…LIFE SKILLS!

LIFE SKILLS, ne avete mai sentito parlare?
Sono tutte quelle competenze trasversali, quelle competenze legate alla vita delle persone, quelle competenze che se allenate favoriscono il benessere, la socialità, il buon umore, il poter avere una vita in cui si cerca di esprimere al meglio, portando in luce il proprio potenziale.
Ora vi posso raccontare tutto ciò in qualche riga ma l’allenamento per riuscire a migliorarsi nelle 10 aree è lungo e faticoso, richiede impegno, costanza e perseveranza. E’ un cammino che si sceglie di mettere in atto perché si è consapevoli che non siamo persone perfette ma che abbiamo però l’opportunità di modificarci per crescere interiormente e di conseguenza di essere promotori di cambiamento anche verso l’esterno.

E’ da quel nome, LIFE SKILLS che mi è balenata l’idea di cercare nel mercato del lavoro chi o che cosa ponesse attenzione su quel nome, volevo capire se le competenze non tecniche, legate al mero contenuto, al sapere e basta potessero bastare oppure se oggi il mercato del lavoro cerca e richiede qualcosa in più?

Mentre vi racconto questa storia, dovete comunque sapere che ci sono stati molti altri personaggi che mi hanno supportata nel riflettere, nel creare, nel pensare per fare in modo che oggi esista LumenIdea-Alleniamo Menti! familiari e professionisti che ringrazio tutti, uno per uno, ciascuno con le proprie particolarità e il proprio contributo.

La risposta si è fatta attendere, quando una persona vuole trasformare la sua curiosità in un progetto che poi crescendo diventa sempre più un sogno e vuole dedicare tutta la sua carriera a quel sogno bhè…capirete che non è semplice…
Il passaggio è stato chiaro, dovevo dare forma al mio pensiero, colorandolo con i colori (scusate il gioco di parole) giusti!

A LIFE SKILLS si sono aggiunte le parole FORMAZIONE e successivamente COACHING, ragazzi, una gran confusione! Ero profondamente incuriosita da quei nomi ma ne sapevo davvero così poco…
Vi posso dire che ho passato giorni, settimane, fine settimana, serate, notti a crearmi, leggendo, ascoltando audio, vedendo video ecc…nuove competenze per dare un taglio differente alla pedagogia di cui mi avevano raccontato quasi tutti i docenti all’università.
Ero impaziente di trovare una nuova visione, una nuova veduta di pensiero e diciamocelo, inventare così il mio lavoro, inventare LumenIdea-Alleniamo Menti!, avevo ben chiaro l’obiettivo finale, era la forma che inizialmente non era delle migliori.
Il pensiero promotore era fare in modo che le persone imparassero e fossero educate a nuovi punti di vista, a nuove prospettive e visioni, insomma che fossero tutti consapevoli che in ciascuno di noi c’è un potenziale che va portato in luce e che se non lo facciamo è principalmente per comodità nel rifugiarsi in frasi del tipo “faccio così perché ho sempre fatto così.”

Arriviamo al 2017, anno in cui nasce LumenIdea e oggi, nel 2019 ha finalmente ogni tassello al posto giusto.
La mia professione ha l’obiettivo di allenare le menti delle persone per migliorare il proprio benessere lavorativo e non, insomma la vita a 360°.
Come?
Attraverso percorsi di formazione e di coaching, forza promotrice è il fare esperienza di contenuti, il confrontarsi su determinate strategie che se acquisite possono portare beneficio.
Sbaglia chi si convince del fatto che si possa scegliere di non modificarsi mai, di non cambiare, se non è la persona stessa promotrice di cambiamento lo è il mondo esterno per lei e dunque lo vivrà in maniera passiva ma, come diceva Eraclito “tutto scorre”, non si può bere 2 volte nella stessa acqua dello stesso fiume.

Vi ricordate la domanda iniziale: da dove nascono i sogni? Cosa rispondereste?

Per me i sogni nascono dalla fatica, dalla rabbia, dalla delusione, dalla tristezza, dalla gioia, dall’entusiasmo, dalla vogli di farcela, dalla curiosità dalla creatività…I sogni nascono quando si vuole modificare qualcosa che non ci convince abbastanza, quando si vuole migliorare la propria posizione lavorativa o familiare quando non ci si accontenta.

Sognare è faticoso, richiede uno sguardo altro rispetto alla massa, rispetto all’appiattimento delle menti che oggi più che mai accomuna le personae, sognare è importante, perché i sogni lasciati nei cassetti marciscono, fanno la muffa.

E tu? Tu hai il coraggio di sognare? E di provare con tutte le tue forze a tradurre quel sogno, magari anche rischiando, in realtà?
Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi…scrivi la tua riflessione nei commenti e…ricorda…

“VOLA SOLO CHI OSA FARLO” disse Zorba.

Costanza Gallina

Leave a Reply