“Ma che lavoro fai? “. Mi è sempre difficile rispondere a questa domanda.
Rispondere che faccio la
psicologa, anzi, la psicoterapeuta, suscita quasi sempre fantasie derivate dai più grandi stereotipi legati a
questa professione: “Ah, ma allora sei una strizzacervelli”, “Ma se ti racconto cosa ho sognato stanotte me
lo interpreti?” o ancora, “Ma allora meglio che non parlo, se no mi psicoanalizzi”.
Fortunatamente, l’informazione su ciò che realmente è essere una psicoterapeuta, è sempre meno
confusa, sebbene a volte permangono i dubbi su cosa davvero significhi portare avanti una terapia
psicologica, ancor più dubbia è la distinzione tra le varie figure professionali: chi è lo psicologo e chi lo
psicoterapeuta? E lo psichiatra?
Sento di poter prendere questo spazio per fare, innanzitutto, un po’ di chiarezza. 
Lo Psicologo è un professionista laureato in Psicologia e abilitato alla professione in seguito al superamento
dell’Esame di Stato, a cui accede solo dopo un adeguato e prolungato tirocinio pratico. Per esercitare la
professione lo Psicologo deve essere iscritto regolarmente all’Albo degli Psicologi, nella sezione regionale
di appartenenza. Come previsto dal Codice Deontologico, lo Psicologo lavora per migliorare la capacità delle
persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace
(art.3). E’ tenuto inoltre ad accrescere le proprie conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per
promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. Psicologo può proporre
un percorso di sostegno psicologico che ha l’obiettivo di sostenere il soggetto nel momento critico,
supportandolo nel rilanciare le proprie risorse personali, identificando le strategie più idonee alla gestione
del problema attuale.
Lo Psicoterapeuta è un professionista laureato in Psicologia o Medicina e Chirurgia che abbia acquisito
una specifica formazione teorica e pratica, almeno quadriennale, presso scuole di specializzazione
universitarie o riconosciute dal MIUR secondo la normativa vigente. la psicoterapia, come indica la sua
stessa etimologia, è l’intervento indicato per la cura e il trattamento della sofferenza psichica, sia essa di
natura mentale, emotiva o comportamentale. L’obiettivo di una terapia è quello del cambiamento di
modalità emotive, relazionali, comportamentali.
Lo psichiatra, professionista laureato in Medicina e Chirurgia, specialista post lauream in Psichiatria, che
interviene sulla malattia mentale diagnosticando e curando l’eventuale disfunzione o scompenso a livello
organico, utilizzando, quando necessario, anche un trattamento farmacologico per ristabilire l’eventuale
scompenso chimico.

Dopo questa doverosa premessa posso presentare quella che è la mia personale esperienza come psicologa
psicoterapeuta, che lavora principalmente nel settore dell’età evolutiva e con le disabilità. Ho sempre
pensato che associare la cura terapeutica al solo disagio emotivo non avesse efficacia ai fini della “cura”.
Prendersi cura, specialmente di bambini e ragazzi, in età evolutiva e dei loro genitori, per me ha sempre
significato puntare sulle risorse residue e sul funzionamento delle varie capacità che riscontro nei miei
piccoli pazienti.
Già da qualche anno le diagnosi per le disabilità, dovrebbero essere redatte secondo il modello ICF. Questo
manuale diagnostico presenta un’innovazione, a mio dire, eccezionale, in quanto non punta sui deficit del
paziente ma ne descrive le abilità residue, affinché possa essere redatto un “progetto di vita” che possa
accompagnare il bambino, con disabilità di qualsiasi tipo, verso una crescita che tenga in considerazione
tutte le sue abilità, puntando al loro sviluppo.

Nella mia pratica quotidiana è ciò che cerco di fare, sia nel mio lavoro in ambito scolastico che in quello del
lavoro clinico, nel mio studio privato.
Proprio da questo tipo di pensiero, che guida il mio operato, nel corso di questi anni di professione, ho
cercato gli “strumenti migliori” per ottenere quegli obiettivi legati al benessere in cui tanto credo.
Per tanto, oltre ad essere guidata dalle tecniche terapeutiche (colloqui clinici, interpretazione di gioco e
materiale simbolico, utilizzo di test e materiale proiettivo), proprie del mio orientamento, che è
psicodinamico (=orientamento della psicologia che studia i processi mentali e il comportamento come
risultato del rapporto dinamico tra elementi diversi, consci e inconsci, quali le motivazioni, le
costrizioni, le inibizioni), ho cercato nuovi stimoli che mi permettano di non lavorare solo sul sintomo,
ma sulla globalità della persona.
Nel corso di questi anni, quindi, ho avuto accesso a diversi tipi di formazione personale.
Tra queste una, per me, ha avuto un grande rilievo, in quanto ha aperto ulteriormente il mio modo di
vedere le cose: per tre anni circa mi sono formata in “linguaggi artistici integrati, con la teatro-terapia”.
L’arte, in genere, il medium artistico, per me è diventato qualcosa di veramente fondamentale. Aver potuto
vedere ragazzi con diverse abilità recitare come attori su un palco è stata un’emozione unica e condivisa
con loro. Ricorderò sempre, portandole nel cuore, le parole del nostro maestro di teatro: “bisogna sempre
spingersi un passo oltre, puntando verso l’alto… solo così si stimolano le risorse personali e la creatività”.
Diverse situazioni, non ultima quella di una collaborazione con l’Associazione Italiana per la Sclerosi
Multipla, presso la sezione di Novara, mi ha messa di fronte alla necessità di non lavorare solo con i singoli,
in sedute individuali, ma con il gruppo, potente strumento e cassa di risonanza, non solo di emozioni
impegnative, ma anche di potenzialità e risorse.
Di nuovo ho trovato un grande supporto in un medium artistico, questa volta, la fotografia. Il metodo in
questione è il Photolangage.
“Quando nel Photolangage si parla di metodologia di gruppo, significa prendere in considerazione
un insieme ristretto di partecipanti, composto all'incirca da 10-15 persone, con lo scopo di
approfondire determinate tematiche, rendendo partecipe ogni singolo membro, nel raccontarsi
attraverso la scelta di una fotografia, sul tema sollevato nell'incontro. L'intero ciclo d'incontri viene
guidato da un animatore e uno psicologo, due figure importanti per la riuscita del lavoro.
L'animatore chiede ai partecipanti di utilizzare la fotografia scelta per interagire in modo soggettivo,
raccontarsi con semplici parole e condividere insieme al resto del gruppo: sensazioni, paure,
avventure, sentimenti, in relazione al tema trattato. Ogni incontro, solitamente richiede un tempo di
un paio d'ore. Si apre con la presentazione del tema, segue la disposizione delle foto sui tavoli,
prosegue con la scelta dell'immagine da parte di ogni membro e la discussione, a tale proposito le
domande poste ai partecipanti, non dovrebbero essere troppo dirette e nemmeno troppo lunghe.
Ad ogni incontro, la consegna varia ed è scelta dall'équipe sulla base delle dinamiche emerse dal
colloquio precedente.” (definizione dal web).
Il Photolangage aiuta quindi a vivere dinamiche complesse in maniera molto più diretta e soprattutto
visibile, al contempo stimolando la creatività e le proprie risorse.
Infine la mia curiosità e la mia voglia di lavorare sulle capacità di ognuno mi ha fatta approdare ad un’altra
tecnica per il lavoro di gruppo, tecnica in cui ancora mi sto formando: lo psicodramma.
Lo psicodramma è una tecnica di psicoterapia attuata mediante rappresentazione teatrale del conflitto
psichico dei partecipanti al gruppo, cui partecipa chiunque porti nel gruppo un tema importante per sé
stesso, insieme ad altri personaggi che esprimono particolari aspetti della sua personalità.

Le esperienze portate a termine, attraverso l’utilizzo di questi metodi hanno sempre dato un riscontro di
grande efficacia, nei termini del cambiamento di alcuni comportamenti e nella riduzione di alcuni sintomi.
Inoltre vengono stimolate le capacità intellettive, in tutte le loro componenti (attenzione, memoria,…) e la
creatività, sempre a base dei cambiamenti.
L’ultima riflessione la dedico a un tema a me caro e che ritengo fondamentale per un lavoro basato sul
benessere: la prevenzione.
Prevenire significa formare e informare, in particolare genitori e anche docenti, specialmente nei gradi di
scuola inferiori, dove il bambino è ancora in crescita e un buon intervento sul contesto famigliare prima,
scolastico poi, può genera sempre cambiamenti positivi nel bambino che si sviluppa.
Auspico che il concetto di psicologo come promotore di benessere entri sempre più nella mentalità
comune delle persone, che possano avvicinarsi in maniera decisa alla richiesta di aiuto, qualora ce ne fosse
bisogno.

Dott.ssa Di Leva Stefania
Psicologa-psicoterapeuta
Riceve su appuntamento presso le sedi di Novara, in via Alfieri 3 e Romagnano Sesia c/o Istituto Sacro
Cuore, via Martiri 55.
Cell.3470456297
Mail: stefy.q@tiscali.it

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