Le relazioni umane sono il fondamento del benessere personale e comunitario, l’uomo è un animale sociale e non può pensare di esimersi dallo stare in relazione con gli altri, ci sono scelte forti che alcuni di noi prendono, ad esempio la scelta di estraniarsi dalla società, di percorrere la via e il cammino dell’eremita, di vivere in una situazione di clausura (per i credenti ovviamente ci sarà una fortissima relazione anche in quel caso) ma ritengo che siano casi rari, la maggior parte delle persone vive e ricerca la relazione nella quotidianità.
Non è semplice comunicare, non è semplice perchè per comunicare bisogna ASCOLTARE, non passivamente ma attivamente e questo richiede energia, richiede molto sforzo e molto impegno.
Chi oggi è disposto ad ascoltare?
Pensate a quando qualcuno si presenta per la prima volta e vi dice come si chiama, quanti di voi si ricordano dopo alcuni minuti il nome di quella persona? Siate sinceri, pochissimi.
Perchè?
Perchè non c’è stata volontà di ascoltare ma ci si è fermarti ad un livello molto più superficiale, cioè il sentire.
Se le informazioni non interessano le persone sentono e non ascoltano, partono del presupposto di sapere già tutto, di non avere nulla da imparare nello scambio con il proprio interlocutore, la gabbia mentale più pericolosa che esista, considerarsi il giusto, l’essere intrappolati nella propria persona, nelle proprie convinzioni, pensarsi l’assoluto e non dare spazio allo scambio comunicativo, ai pensieri di chi ci sta davanti, alle sue ragioni, alle sue emozioni.
Nel comunicare con gli altri scegli sempre con cura le parole da dire e da non dire, ricordati che hai una pancia e un cervello per sentire, pensare, elaborare informazioni e sei assolutamente responsabile delle parole che escono infine dalla tua bocca.
Le parole che pronunci, colpiscono la persona che ti è davanti, la invadono, poi ciascuno ha il suo tempo per decidere di “lasciare andare” e non rimanere attaccato ad esse ma in prima battuta rimane comunque la loro forza e la loro invadenza.
Comunicare è davvero un’ardua impresa, comunicare con le persone che ci stanno accanto è così difficoltoso e nello stesso tempo così affascinante.
Pensa ad un ponte, penso che sia l’esempio perfetto, lo porto spesso in aula: due persone con il loro zaino arrivano alla metà esatta di un ponte, cosa fare? Tutti e due insieme non possono passare perchè sono troppo ingombranti, dunque o si fermano e si accolgono a vicenda perchè tutti e due sono portatori di una storia, di un bagaglio,di un vissuto e lo condividono ascoltandosi, (anche solo una piccolissima parte, ad esempio, come pensi di poter passare il ponte? Hai una strategia che vuoi propormi?) e dunque comunicano tra di loro, cercando di ascoltarsi o da quel ponte non passeranno mai, continueranno a parlare due lingue differenti ma alla base di ciò c’è la non voglia di entrare in relazione, perchè “stare in relazione con gli altri è faticoso”.
Se facessimo un brainstorming sulla parola relazione uscirebbero parole come: fatica, incomprensione, difficoltà, emozioni, ascolto, informazione, persone, pensieri, modi d’essere (cito queste parole perchè sono quelle che frequentemente escono in aula dai partecipanti alle formazioni.)
Rifletto sempre molto quando le persone le pronunciano perchè sono quasi tutte parole basate sulle differenze, sulla divisione e non sull’unione, questo è un chiaro esempio di come “lo stare in relazione” sia vissuta e percepita come faticosa.
Parlare la stessa lingua vuol dire ascoltarsi, dall’ascolto parte tutto: un russo e un cinese, troverebbero comunque il modo di comprendersi se avessero il desiderio di “stare in relazione”, ascoltandosi, ascoltando e osservando il proprio non verbale, ascoltando il tono della voce con cui le parole verrebbero pronunciate, non un tono duro e provocatorio, perchè porterebbe alla chiusura ma un tono gentile e accogliente, ecco dunque che il codice linguistico differente non sarebbe più un problema.
NON PUO’ ESISTERE COMUNICAZIONE SE C’E’ PREVARICAZIONE.
Prevaricando il nostro interlocutore non c’è ascolto, non c’è empatia, non ci sono tutte quelle componenti fondamentali per cui si possa affermare di “stare in relazione con…”.
Con prevaricazione intendo il non ascolto, la prima forma in assoluto di prevaricazione, intendo l’utilizzare le parole con il fine di ferire il nostro interlocutore, intendo l’utilizzo di uno stile aggressivo al fine della cattiveria nei confronti degli altri.
Siate gentili, non prevaricatori, non sentitevi mai meglio o peggio delle persone che vi circondando, non entrate nell’arroganza, nell’essere saccenti, non porta beneficio ne a voi ne agli altri.
Comunicare è faticosi? Sì.
Bisogna educare alla comunicazione? Sì.
Nessuna domanda sopra scritta avrà mai un no come risposta, un no declinato come una chiusura, il sì apre le porte al cambiamento, alla speranza, al futuro e alla possibilità di mettersi in gioco, il no ci fa stare ben saldi nelle nostre roccaforti individuando tutte le altre persone non come uomo o donna da accogliere nella relazione, (una sana e forte relazione, una relazione positiva ed efficace, relazione coniugata con le mille sfaccettature che la parola può portare, perchè è di questo che sto parlando) ma bensì come minatori della nostra sicurezza, della nostra zona di comfort a tutti noi molto cara.

Leave a Reply