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Ogni quanto va rifatta la valutazione dello stress lavoro correlato

Selezione interna vs esterna: vantaggi, costi e tempi a confronto

È una delle domande pratiche più frequenti tra le aziende che hanno già effettuato la valutazione dello stress lavoro correlato almeno una volta: dopo quanto tempo va rifatta? La risposta, spesso sorprendente per chi cerca una scadenza fissa e uguale per tutti, è che la normativa non stabilisce un termine perentorio identico per ogni azienda — ma questo non significa affatto che si possa considerare la valutazione “fatta una volta per tutte”. In questo articolo vediamo cosa prevede davvero la legge su questo punto, quale periodicità è considerata buona prassi, e — soprattutto — quali eventi specifici obbligano a un aggiornamento immediato, indipendentemente da quanto tempo sia trascorso dall’ultima valutazione.

Perché non esiste una scadenza fissa uguale per tutti

L’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 non indica un termine numerico preciso (come “ogni 2 anni” o “ogni 3 anni”) entro cui rifare la valutazione dello stress lavoro correlato. Questo perché il principio alla base della normativa non è temporale, ma sostanziale: la valutazione dei rischi deve essere sempre rappresentativa della situazione reale dell’azienda. Finché l’organizzazione del lavoro, il contesto e gli indicatori raccolti restano sostanzialmente stabili, la valutazione esistente può ritenersi ancora valida; nel momento in cui qualcosa cambia in modo significativo, la valutazione va aggiornata, indipendentemente da quanto tempo sia passato dall’ultima revisione.

La periodicità di buona prassi

In assenza di cambiamenti sostanziali, è comunque prassi consolidata — e spesso richiesta in sede di verifica — aggiornare la valutazione con una cadenza periodica indicativa, generalmente ogni due o tre anni. Questo intervallo permette di verificare che gli indicatori raccolti in precedenza siano ancora coerenti con la situazione attuale, anche in assenza di eventi specifici che avrebbero altrimenti richiesto un aggiornamento immediato.

Va considerato che questa periodicità è un riferimento di buona prassi, non un vincolo normativo rigido: un’azienda particolarmente stabile, senza alcun cambiamento organizzativo rilevante, potrebbe giustificare un intervallo leggermente più ampio; un’azienda in un contesto più dinamico dovrebbe invece orientarsi verso revisioni più frequenti.

Gli eventi che richiedono un aggiornamento immediato

Al di là della periodicità ordinaria, esistono situazioni specifiche che obbligano — o comunque rendono fortemente consigliabile — un aggiornamento tempestivo della valutazione, indipendentemente da quando è stata effettuata l’ultima revisione:

  • Cambiamenti significativi nell’organizzazione del lavoro: riorganizzazione dei reparti, modifica dei processi produttivi, introduzione di nuovi turni o modalità di lavoro (ad esempio l’introduzione dello smart working)
  • Trasferimento di sede o apertura di nuove sedi, che modifica il contesto organizzativo di riferimento
  • Variazioni significative dell’organico, sia in aumento sia in diminuzione, che alterano i carichi di lavoro distribuiti
  • Incremento rilevante di infortuni, assenze per malattia o turnover, indicatori che, se in crescita significativa rispetto al periodo precedente, segnalano un possibile cambiamento nel livello di rischio
  • Segnalazioni formali o informali ricorrenti da parte dei lavoratori o del rappresentante per la sicurezza, relative a criticità organizzative
  • Introduzione di nuove tecnologie o strumenti di lavoro che modificano sostanzialmente le modalità operative quotidiane
  • Inefficacia delle misure correttive adottate a seguito di una precedente valutazione, che richiede una nuova analisi della situazione

Come tenere traccia nel tempo, senza affidarsi alla memoria

Molte aziende, soprattutto le più piccole, rischiano di perdere il controllo su questo aspetto semplicemente perché non esiste un sistema strutturato per monitorare eventuali cambiamenti rilevanti. Un accorgimento utile è quello di integrare il monitoraggio degli indicatori di rischio (assenze, infortuni, turnover) all’interno delle normali attività di reportistica HR o amministrativa già esistenti, così da poter individuare per tempo eventuali segnali di scostamento significativo, senza dover attendere la scadenza periodica per accorgersene.

Cosa succede se la valutazione non viene aggiornata quando servirebbe

Mantenere valida una valutazione ormai non più rappresentativa della situazione reale espone l’azienda a un rischio duplice. Dal punto di vista formale, in caso di ispezione, una valutazione palesemente non aggiornata rispetto a cambiamenti organizzativi evidenti può essere considerata sostanzialmente carente, con le stesse conseguenze sanzionatorie previste per la mancata valutazione. Dal punto di vista sostanziale, un documento non aggiornato smette semplicemente di essere uno strumento utile: non riflette più la situazione reale dei lavoratori, e quindi non permette all’azienda di intervenire su rischi effettivamente presenti, ma non più fotografati dalla valutazione esistente.

Una domanda utile da porsi periodicamente

Al di là della scadenza calendaristica, può essere utile per l’azienda porsi periodicamente una domanda semplice: “Qualcosa di significativo è cambiato, nell’organizzazione del lavoro o negli indicatori di rischio, da quando è stata fatta l’ultima valutazione?”. Se la risposta è affermativa, conviene procedere a un aggiornamento anche prima della scadenza di buona prassi, piuttosto che rimandare fino al termine periodico previsto.

Se non sei sicuro che la valutazione dello stress lavoro correlato della tua azienda sia ancora aggiornata rispetto alla situazione attuale, richiedi un check-up gratuito: verifichiamo insieme se e quando serve un aggiornamento.

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